martedì 13 giugno 2017

Emozioni e Sentimenti: cosa sono?


Da

http://www.inftub.com/economia/politica/LA-SOCIOLOGIA-DELLE-EMOZIONI-E63288.php

LA SOCIOLOGIA DELLE EMOZIONI E DEI SENTIMENTI


Definizione


La differenza tra passioni, sentimenti, stati d'animo, emozioni sono sfumate. Il termine passione si configura come una tensione violenta e di una certa durata. A differenza dell' emozione, passeggera, la passione è cronica, acuta, complessa, che polarizza l'attenzione attorno ad un unico oggetto. L'idea di passione indica un cambiamento che subisce l'individuo (si è sopraffatti dal dolore, travolti dall'amare, ecc.); spesso si è usata la simbologia del fuoco (passione ardente, vecchia fiamma, ecc.). Gli stati d'animo sono definiti come sentimenti o emozioni di intensità bassa e durata relativamente lunga. I sentimenti sono più durevoli delle emozioni. Emozioni e sentimenti sono contigui; tuttavia l'emozione si distingue per la sua caratteristica di breve durata e maggiore intensità. Gordon distingue l'emozione, basata su un'attivazione fisiologica, dal sentimento, definito come un insieme di sensazioni fisiche, gesti e significati culturali. Le emozioni, secondo Gordon, si trasformano in sentimento attraverso tre processila differenziazione, che elabora l'emozione in moduli complessi e sfumati; la socializzazione, che implica processi sociali, del tipo ricompensa e punizione, e l'adozione di modelli dati dai membri della società; il controllo, che mantiene le emozioni in linea con le prescrizioni sociali.Secondo la Izardl'emozione è un processo che comprende aspetti neurofisiologici, espressivo-motori, e fenomenologici. Per lo psicologo olandese Frijda le emozioni, che hanno una base biologica, sono influenzate da fattori cognitivi come le norme, i valori e l'autoconsapevolezza. Per Plutchik le emozioni si innescano al verificarsi di eventi rilevanti rispetto ai normali bisogni e alle preferenze dell'organismo. Secondo Leventhal l'emozione è il risultato di un sistema di elaborazione che si sviluppa in tre fasiuna fase di ricezione e codifica dell'informazione; una fase di progettazione, in cui si esegue un piano di azione adattiva; una fase di valutazionedei risultati di questo sforzo di adattamento.  

Le emozioni vengono considerate patologiche in quattro condizioni: quando sono eccessive e persistenti; quando sono assenti o troppo limitate; quando forti emozioni sono in conflitto; quando vi sono di sconnessioni fra elementi della catena emozionale quali cognizioni, sensazioni, fisiologia e comportamento


Far funzionare un rapporto di coppia

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Il sonno della ragione genera mostri


http://d-art.it/arte/il-sonno-della-ragione-genera-i-mostri-un-approccio-filosofico-2/2553

Arte
Il sonno della ragione genera i mostri? Un approccio filosofico

AUTORE: Vincenzo Francia

Parte I

Nella storia delle riflessione umana, il pazzo è apparso non solo come una persona «fuori dal mondo», ma come uno che vede il mondo da un punto di osservazione diverso rispetto a quello dei più. In sostanza, la follia mette in risalto i limiti stessi della ragione, indicandole che, per parafrasare Hegel, «non tutto ciò che è reale è razionale» e, in modo particolare, non tutto ciò che esiste può essere contenuto nei limiti della ragione.

Già Platone aveva affrontato il tema, in modo specifico nel Fedro, uno dei suoi dialoghi più celebri, composto intorno al 370 a C. Il grande filosofo si pone la questione se sia più credibile colui che è in preda all’esaltazione oppure chi ne è privo. Egli vede nella «mania» un momento prelogico, che si esprime in quattro forme di follia, cioè l’arte divinatoria, il rapimento mistico, il furore poetico e l’amore. L’uomo, ovviamente, deve superare queste esperienze per tendere alla conoscenza. Tuttavia avverte quasi una forma di nostalgia per una rivelazione della verità che venga non dall’umano ragionamento ma come da una illuminazione dall’alto. «I più grandi doni» – scrive – «ci provengono proprio da quello stato di delirio, datoci per dono divino». Platone porta tre esempi: le sibille, i guaritori e, soprattutto, i poeti e conclude con un’asserzione folgorante: «La saggezza proviene dagli uomini, la follia da Dio», in quanto essa è impulso originario e naturale, indipendente dall’arbitrio umano.

In Platone, dunque, la follia si presenta non come una forza distruttrice, ma come un’ispirazione divina e un amore alla vita.

Un’eco di questa interpretazione forse è possibile riscontrarla anche nel pensiero cristiano. Nel Nuovo Testamento, infatti, San Paolo presenta la vicenda di Gesù Cristo come «la follia di Dio» che si è manifestata più sapiente della sapienza degli uomini. Culmine della vita spirituale, perciò, non sarà la visione razionale del filosofo, ma la condivisione del cammino di Gesù.

Il Medio Evo cristiano, a sua volta, oscillerà tra questi due atteggiamenti: da una parte la ricerca di una grande impostazione razionale, che culminerà nelle Summae teologiche e filosofiche di un Tommaso d’Aquino, di un Bonaventura da Bagnoregio e di un Giovanni Duns Scoto; dall’altra la consapevolezza che non tutto il reale è riconducibile al controllo della ragione, per cui si darà ampio spazio alla credenza nei miracoli, alla potenza delle vere o presunte reliquie dei santi, alle «feste dei folli», al ricorso alla stregoneria e così via.

Con la luce del Rinascimento, proprio quando la razionalità trionfa nella scienza e nell’arte, il tema della follia tornerà a interessare i pensatori. Uno dei più celebri tra loro, Erasmo da Rotterdam, ne farà oggetto di riflessione nell’Elogio della Follia, opera talmente brillante da costituire uno dei simboli dell’intero periodo. Nell’opera, che vide la luce nel 1511, la Follia esalta se stessa e si presenta come una componente indispensabile dell’esistenza umana: senza di essa, la vita non sarebbe pensabile nelle sue molteplici sfaccettature. Erasmo prospetta una tagliente satira contro le condizioni religiose e sociali del suo tempo, mettendo alla berlina la presunta saggezza dei monaci e dei teologi. In campo morale, poi, la follia tende alla santità perché essa, nel senso di Platone e di San Paolo, si eleva al di sopra delle apparenze e tende alla semplicità di una vita vissuta nella fede e nella carità.

A distanza di un secolo Giordano Bruno riprende il tema di un approccio alla realtà che non si risolva unicamente nella dimensione razionale. Egli vede nell’«eroico furore» una forma più alta della razionalità: esso è uno sforzo consapevole, un impeto di conoscenza e un dinamismo di amore. Chi è preso da un tale furore è il vero sapiente, colui che va oltre i limiti del finito, si libera dai legami che lo tenevano avvinto alle cose contingenti e può giungere ad amare l’infinito, cioè Dio, e in Dio ama nel contempo tutte le cose.

La vera follia, dunque, è la pretesa del razionalismo di poter dominare tutto con la ragione, perché facilmente dal razionalismo si passa all’ideologia che è una pretesa onnicomprensiva. Bisogna perciò contemperare ragione e «follia», intelletto e sentimento, perché, secondo l’intuizione di Blaise Pascal, la ragione non è l’unico strumento conoscitivo: «Il cuore ha delle ragioni che la ragione non comprende».

Questa problematica ritornerà sempre nel corso della storia. Tappe importantissime della cultura, ad esempio, saranno il Romanticismo, che riflette sul momento oscuro ed estatico dell’originario atto creativo, e, in tempi più recenti, la psicoanalisi di Freud, che scruta nelle profondità dell’animo umano quell’abisso oscuro e magmatico che sfugge alla consapevolezza.

Parte II

L’autore che più di tutti ha contribuito, nel bene e nel male, a prospettare la problematica del sonno della ragione è Friedrich Nietzsche.

Il suo pensiero, poco sistematico ma ricco di immagini poetiche e di spunti paradossali, risulta ancora oggi di grande fascino per la sua forza contestataria e innovativa. Tra le opere di Nietzsche, di singolare importanza per il nostro argomento appaiono La nascita della tragedia del 1871 e Così parlò Zarathustra del 1883-1885.

Nietzsche si era accostato alle opere di Schopenhauer: da loro aveva imparato che il dolore è l’essenza stessa del mondo e che la natura e il cosmo sono crudeli a causa del grande processo di produzione e dissolvimento a cui sono fatalmente soggetti. Ora, la violenza distruttiva della natura cammina di pari passo con la sua forza creativa; dunque, nell’essere, crudeltà e felicità appaiono inestricabilmente legate e vanno accettate in quanto reali. L’uomo proposto da Nietzsche vive all’unisono con l’essere: accetta il dolore, lo sperimenta su di sé, non lo rimuove, anzi lo assume come momento insuperabile del ciclo vitale.

Qui, però, si pone la differenza tra i due grandi filosofi tedeschi: ambedue partono dalla constatazione della «terribilità del reale»; ma, dinanzi a questo dato, i percorsi speculativi si muovono in direzioni diverse, anzi contrapposte.

Schopenahuer sceglie di opporsi al mondo, prospettando un comportamento etico che miri a superare l’intima struttura della realtà, cioè l’egoismo.

Per Nietsche, al contrario, se l’essere è feroce, l’unica cosa da fare è consentire con questa ferocia e partecipare attivamente alla «festa» del mondo. L’uomo deve affermare se stesso, sforzandosi di rimuovere ogni ostacolo.

Chi è capace di ciò è il «superuomo», il nichilista che accetta la vita, che sopporta questo mondo e il divenire. Egli si sostituisce a Dio, imponendo, con la sua volontà di potenza, la propria soggettività e la pienezza dell’io. La morale tradizionale, imbevuta di cristianesimo, è quella degli schiavi e dei deboli e niente altro esprime il loro rancore e la loro frustrazione di fronte al fallimento a cui sono condannati; mentre, nel superamento dell’umanità, c’è la vera via della salvezza.

Nietzsche smaschera la pretesa di una verità assoluta, perché tutte le nostre convinzione sono collocate in un determinato punto di vista, in una prospettiva entro la quale conosciamo e giudichiamo il mondo. Perciò egli afferma: «Esiste soltanto un vedere prospettico». I nostri concetti, perciò, sono relativizzati da questa prospettiva: un albero, ad esempio, è conosciuto da uno studioso, da un turista o da un povero bisognoso di legna sotto tre prospettive diverse che ne condizionano la conoscenza.

Sottratto alla schiavitù dei falsi valori, l’uomo superiore può impegnarsi nell’amore e nell’esaltazione della vita, nel flusso continuo dell’esistenza, nell’esuberanza della forza e della fierezza. L’uomo è l’essere supremo, fonte di tutti i diritti, che, completamente partecipe del vitalismo del mondo, costantemente si realizza con una volontà di potenza in una ebbrezza dionisiaca.

«Dionisiaco» è opposto ad «apollineo». Esso è il simbolo dell’accettazione integrale ed entusiastica della vita in tutti i suoi aspetti e della volontà di affermarla; è l’oscuro impulso creativo che si oppone alla forma ordinata e standardizzata. Tutta la realtà si basa sulle due potenze, in lotta perenne tra loro e con momentanee conciliazioni. Una loro originale applicazione si ha nel campo dell’arte: lo spirito apollineo domina la scultura, che è armonia di forme, mentre il dionisiaco domina la musica, che è ebbrezza ed esaltazione entusiastica.

Solo il dionisiaco, però, ha permesso ai Greci di sopravvivere, perché ha trasfigurato l’orrore della tragedia nella bellezza dell’arte.

Nel gennaio del 1889, a Torino, Nietzsche ebbe un crollo psichico.

Il sonno della ragione prendeva il sopravvento sulla sua vita personale.

   

venerdì 2 giugno 2017

Nepal: diario di viaggio

Diario di viaggio dal Nepal (26 maggio - 11 giugno 2016)

Ho deciso di scrivere un diario un po' anomalo. Dato che fare un resoconto mi risulta noioso.. E presuppongo anche leggerlo.
Dividerò il diario in "capitoli" di poco più di una pagina in cui descrivo qualche aspetto del Nepal, del volontariato e del mio mondo in generale..

Capitolo 1: I bambini

31 maggio 2016
Inizio con i bambini... Forse perché siamo appena tornati da Arughat, dove abbiamo partecipato all'inaugurazione  della scuola del posto, crollata dopo il terribile sisma dell'aprile 2015 e ricostruita in tempo record grazie ai fondi raccolti dall'associazione Sidare (con Ombretta), dal'alpinista Mario Vielmo, dal gruppo amici della montagna di Tolmezzo (rappresentato dal suo mitico sindaco Francesco Brollo, dalla dr.ssa Chiara Rocco e da suo padre, l'inossidabile Benito) e dall'associazione nepalese Friends of Nepal (creata da Nima e Beni, proprietari di una delle migliori agenzie di trekking nepalesi, la Cho Oyu Trekking).
La frase: i bambini sono il futuro, in paesi in rapido sviluppo come il Nepal, o come il Kenya vale molto più che in Italia.
Qui infatti, soprattutto fuori dalle città, sembra che lo sforzo della popolazione intera sia quello di far studiare i piccoli! Percorrendo le strade sterrate e scoscese del Nepal più rurale é impossibile non incontrare frotte di bambini che camminano in modo ordinato tra la polvere, con addosso le loro impeccabili divise, spesso completate da una cravatta.
A questo proposito voglio raccontarvi quello che abbiamo fatto al nostro  arrivo a Katmandu. 
Innanzitutto ci siamo dovuti rapportare a una città che, per quanto mi riguarda, era totalmente nuova. Sembra un gigantesco villaggio, come quelli che ho intravisto nelle strade impolverate del Kenya. Sommerso dalla polvere, immerso nel caos e ricco di attività che nel nostro mondo occidentale ci siamo quasi dimenticate o che, pur essendo nella sostanza le stesse che vediamo ogni giorno nella forma sono quasi irriconoscibili. 
Tra gli anfratti ricavati tra le case rapidamente rattoppate (secondo gli standard nepalesi, badate bene) dopo il devastante terremoto del 2015 si scoprono piccoli negozietti, falegnamerie improvvisate, saldatori, Fabbri, meccanici e improbabili negozi di tecnologia.
Il nostro hotel si trova vicino al l'immenso tempio buddista bouda stupa, nella zona tibetana di Katmandu. Dal terrazzo all'ultimo piano si gode di una vista stupenda su questa struttura che si erge in verticale, circondata da bandierine colorate che sventolano al vento mantra buddisti, racchiusa da un muro circolare che contiene un infinitá di cilindri che, fatti roteare dai fedeli mandano altre preghiere al cielo.
Grazie ai contatti, più o meno casuali di Ombretta, dopo aver fatto una colazione nepalese (che comporta l'inizio di quella che sarà una lotta impari contro la vendetta di Montezuma) usciamo in strada e, carichi di borsoni, prendiamo due Taxi verso una scuola nella  immediata periferia di Katmandu.
Qui i segni del terremoto sono più evidenti rispetto al centro, infatti si vedono molte case il cui piano superiore é in costruzione, appaiono come dei cubi con ai quattro vertici delle barbe di tondini di ferro, in attesa di essere riempiti di cemento, nella speranza che possano resistere alle future scosse. I ponteggi per accedere a queste strutture in divenire sono delle grosse canne di bambù, legate tra loro con funi di canapa. Diciamo che la sicurezza sul lavoro é un altra cosa.
Giunti alla scuola ci accoglie il preside nel suo abito gessato. La prima cosa che ci chiedono é un contributo economico, che al momento non possiamo dare. Con noi però abbiamo dei borsoni carichi di peluche e di vestiti che ci permettono di metterci in contatto con questo mondo a noi estraneo. 
La distribuzione avviene nell'aula di scienze e io mi perdo a osservare i poster che spiegano il ciclo vitale del plasmodium responsabile della malaria, la composizione del sistema solare, il corpo umano e la formazione geologica del Nepal. Il prof di scienze, con il sorriso sulle labbra tipico dei nepalesi ci spiega orgogliosamente che la tavola degli elementi di Mendelev che stiamo osservando é aggiornata, e così acquistano un senso gli elementi che ai nostri studi delle superiori erano sconosciuti.
A volte ho la sensazione che stiamo facendo qualcosa di sbagliato, che stiamo portando gli scarti della nostra società (sottoforma di vestiti che non usiamo più) per aiutare si, ma anche per mostrare inconsciamente la nostra superiorità.
Però poi ci rifletto e penso che questa é una visione occidentale della cosa, per gli orientali é molto più normale chiedere aiuto.. Così come darlo. Ed ecco che questo momento che nella mia testa ha un sapore neo coloniale e di supremazia diventa in realtà uno scambio di idee e di cultura. E forse Ombretta, in questo é molto orientale!
Questi miei pensieri ambigui sono interrotti improvvisamente da una emergenza! 
Le maestre ci chiamano al piano inferiore per  visitare un bambino che non sta bene. Chiara e Gessica scendono per prime e dopo poco le raggiungo. L'unica diagnosi che riesco a fare io é coma con GCS 8.. A me sembra che il bimbo raggiunga a malapena lo stimolo doloroso dopo averlo pizzicato! Per il resto non parla e non apre gli occhi. Chiara é meno preoccupata e probabilmente più lucida.. Un grande indizio lo danno le maestre con una ciotola di zuppa in mano... Il bambino é semplicemente e tristemente svenuto dalla fame! Dopo averlo nutrito con acqua e zucchero ricomincia ad aprire gli occhi e a mangiare, sempre più avidamente quello che gli viene messo in bocca: 3 piatti di riso , una zuppa e un numero indefinito di biscotti!
Quando le cose sembrano sistemate entra in stanza la mamma, visibilmente ubriaca. Il bambino appena percepita la sua presenza scoppia in un pianto inconsolabile. Purtroppo però non sono lacrime di felicità ma sembrano lacrime di terrore e di disperazione.
Grazie all'intraprendenza di Kabin, la nostra guida e interprete, veniamo a sapere che il bambino dorme fuori da casa, sul luogo di lavoro. Ogni mattina si sveglia all'alba per andare a cercare cibo per i maiali dello zio, ricevendo in cambio, quando va bene, un tozzo di pane. Quel giorno non aveva ricevuto niente in cambio, e probabilmente un semplice raffreddore  é bastato a stenderlo.
Ce ne andiamo così dalla scuola con un sapore agrodolce in bocca. Ma il giorno dopo orgogliosamente Kabin ci invia il link di un articolo che racconta la storia di Vijay, l'arrivo casuale di Sidare e speriamo un lieto fine: un posto migliore in cui crescere.
Anche in questo viaggio Ombretta é riuscita a seguire il suo dharma... Che per qualche giorno si é incrociato con il nostro!

giovedì 1 giugno 2017

Il Karmapa ci spiega come affrontare la vita moderna

http://quotes.justdharma.com/category/karmapa/17th-karmapa/

Everything in life happens due to various causes and conditions coming together. Interdependence reveals the profound implications of this simple fact. It shows us that everything that exists is a condition that affects others, and is affected in turn, in a vast and complex web of causality. As part of that web, we ourselves are […]

17th Karmapa

sabato 27 maggio 2017

correva l'anno 2030: lettera dal futuro di un alieno

Correva l'anno 2030: lettera dal futuro di un alieno.

Ciao a tutti, sono ancora io: .IT

Vi scrivo dal futuro questa volta. Come sapete già io vengo dal pianeta di ET, mio padre.
L'ultima volta che sono venuto a trovarvi era il 2017, ero atterrato a Verona in occasione delle primarie del PD.
Al giorno d'oggi è molto più facile fare viaggi interplanetari rispetto a 13 anni fa. Un umano, tal Elon Musk nel 2015 ha fondato un agenzia privata per esplorare lo spazio, negli anni successivi anche la Virgin ha intensificato i suoi programmi spaziali e così hanno fatto le agenzie governative NASA americana e la CNSN cinese (le due principali potenze mondiali).
Insomma un gran can can fino a che anche voi umani avete scoperto che esistono gli alieni. 
Nel 2020 avete manda  il primo uomo su Marte.. Vi racconto un po' come é andata perché fa riflettere molto.
La NASA ha spedito la sua navicella Hermes nel 2019 con un equipaggio di 6 uomini.
Al momento del rientro, nel 2020 si é verificato un incidente ed é successo un bordello: Mark é rimasto su Marte al momento di una partenza frettolosa dal pianeta rosso,ma é sopravvissuto! 
Quando, grazie all'ingegno e alla scienza é riuscito a coltivare delle patate, a ripristinare i pannelli solari e a comunicare con la Terra l'umanità si è trovata di fronte a un bivio:
Il capo sessantenne della NASA, che frettolosamente aveva dato per morto Mark, avrebbe voluto tenere nascosta il fatto che era vivo... Sacrificarne uno per non dover rischiare altri fallimenti, altri morti e altre risorse per recuperarlo.. Non voleva correre rischi. La sua età e la sua vita carica di cazziatoni a causa dei suoi fallimenti non lo volevano far rischiare. La sua generazione non ammetteva l'errore perché appena qualcuno sbagliava veniva colpevolizzato e deriso. 
Ma un hacker specializzato in aerodinamica, della generazione Millenials, che aveva colto le possibilità del suo tempo (la possibilità di studiare su Wikipedia a gratis, la possibilità di comunicare con tutti e la sete di conoscenza, la condivisione e la trasparenza) aveva un piano ben diverso: far ruotare la sonda Hermes attorno alla terra, spedirle dei rifornimenti da terra, rimandarla su Marte a riprendere Mark e farla tornare indietro di nuovo!
Ed ecco che l'hacker assieme ai Millenials presenti nel gruppo della Nasa e assieme ai Millenials presenti nella capsula hermes (dove il comandante,una donna, decide di condividere con tutto l'equipaggio la decisione fatidica di tornare su Marte senza passare dalla terra) fa diventare il piano, considerato utopico dI vecchi, realtà!
(Il tutto é possibile anche grazie all'agenzia spaziale cinese che per la prima volta mette a disposizione della NASA le sue ultime scoperte..)

E da questo scontro generazionale, lo scontro tra autorità dei vecchi e autorevolezza dei giovani (dovuta alle immense possibilità offerte dalla tecnologia che i giovani non conoscono), nacquero i viaggi interplanetari. E il primo collegamento tra il mio pianeta e il vostro, che mi ha permesso, per la prima volta nella storia, di fare un viaggio interplanetario su una navicella terrestre anziché aliena!!! (A voi furbi aliena, a me familiare)

Insomma un umano, tale Mark,con la sua crew ha dato il via ai viaggi interplanetari...

PS: dopo che si é risolto il problema delle migrazioni istituendo corridoi umanitari dalle zone povere del mondo verso quelle ricche, alla maggioranza degli italiani é stato chiaro che queste migrazioni fossero un bene (nel 2030 il 20% degli italiani hanno origini africane, il 10% europee extra italiane, il 10% asiatiche, il 5% nordamericane e il 5% sudamericane... Insomma gli italiani "veri" come dice salvini sono solo il 45%).
L'Italia é una grande stato che fa parte degli Stati Uniti d'Europa.. Governato da un partito europeista: il PD (lo stesso delle primarie, esiste ancora!) da quasi 10 anni. 
Vi racconto come siamo arrivati qui brevemente... Nel 2018 le elezioni le ha vinte Matteo Renzi con il 35% delle preferenze, secondo il M5s con il 30% e terzo Berlusconi con FI con il 20%, quarto Salvini con il 15% e poi i vari partitini che non sto a elencarvi..
Ovviamente l'unica soluzione per governare (come ogni cervello può immaginarsi) é stata una alleanza PD-Berlusconi dato che i 5s per definizione non si alleano con nessuno e dato che Salvini per definizione é scemo.
A sorpresa il governo Renzi bis con l'appoggio di Berlusconi ha fatto molto bene, e assieme a Macron e alla intramontabile Merkel ha portato alla nascita degli Stati Uniti d'Europa. Nel 2023 il Pd ha preso il 45% dei voti, FI ha preso il 30%, m5s ha preso l'8% e salvini ha preso il 5%.. Il resto fate voi.
In tutto il mondo i partiti del complottiamo, dell'antivaccinismo, del l'anti casta e del l'anti migrazioni hanno perso. Trump, rimosso dall'incarico di governo nel 2018 per manifesta incapacità é un vecchio ricordo.. Così come la le pen e tutti i suoi simili...

Salvini e i 5s ora fanno campagna elettorale contro gli alieni come me.. Quindi la politica della terra inizia a interessarmi molto da vicino... Ma dopo le batoste del passato non penso che vinceranno

Internet é un posto più pulito,non si può deliberatamente insultare la gente e non si possono deliberatamente pubblicare notizie false.


PPS: sapete chi é il presidente del consiglio dello stato italiano oggi? Un tal Damiano Fermo.. Vi ricorda qualcuno?

Nb: alcuni fatti raccontati sono liberamente tratti dal film The Martian

domenica 21 maggio 2017

Chi è Francesco Sicheri?

Tornano le interviste di Un uomo qualunque!!
Abbiamo intervistato un intervistatore (un intervistatore vero!!) che ha intervistato un sacco di musicisti importanti! (tra cui il povero Chris Cornell).
Quindi vale la pena di leggere quello che ci ha raccontato...

Anni?
29
Luogo di nascita?
Riva del Garda
Che scuole hai fatto?
Ho frequentato il liceo a Riva del Garda, facendolo decisamente male, e finendolo a Roma, dove mi sono trasferito in pianta stabile. A questo sono seguiti cinque anni di Università con due tesi: dedicata all’opera di Verdi e Donizetti la prima, ed al settore musicale e alla ricezione del prodotto musicale la seconda.
Dove vivi?
In questo momento a Orte, vicino Roma, dove mi sono trasferito per vivere con la mia fidanzata.
Stai facendo il lavoro che hai sempre sognato?
Forse. Quando ero piccolo, alle elementari, ho scritto un tema fingendo di essere un giornalista sportivo. Quando sono cresciuto poi ho deciso che avrei fatto il musicista, ma alcuni eventi non troppo felici hanno bloccato la riuscita del mio progetto proprio quando un contratto discografico era pronto sul tavolo. Un giorno, dopo aver sofferto a sufficienza, ho deciso di abbandonare quella pista perché strettamente legata alla morte di un amico troppo importante. Parallelamente non ho mai smesso di scrivere, ho iniziato quando ero piccolo, senza alcuna direzione e senza prospettive, ed ho continuato a farlo anche quando sembrava inutile. Nel momento in cui la vita mi ha obbligato a decidere dove dirigere i miei sforzi sapevo soltanto che la musica avrebbe dovuto far parte del mio futuro. Avevo già la scrittura a mia disposizione, così non ho fatto altro che unire le due cose. Oggi mi occupo di musica e vivo in un mondo che mi è sempre sembrato essere quello più adatto a me. Se non è il lavoro che ho sempre sognato è sicuramente una sua nuova versione.
Cosa ti dà più piacere quando sei al lavoro?
Anzitutto il fatto di poter lavorare in continuo contatto con persone di paesi diversi. Avere a che fare con colleghi provenienti da tutto il mondo è qualcosa che mi stimola costantemente, perché ho la possibilità di conoscere modi diversi di lavorare, e modi diversi di approcciarsi alla musica. L’altra grande fortuna del mio lavoro è quella di poter arrivare a parlare con persone che hanno costruito e fatto la fortuna di questo settore, spesso persone delle quali avevo il poster appeso in camera quando avevo 15 anni. Sono consapevole del fatto che molti darebbero qualsiasi cosa per essere nella mia posizione, per incontrare i propri idoli, e per poter fare loro qualche domanda. Questo è il motivo per cui cerco sempre di dare il meglio, ed è anche la ragione per la quale tutti i giorni, attraversando le difficoltà che ognuno di noi affronta, cerco sempre di concentrarmi sul tirar fuori tutto ciò che di buono posso dal mio lavoro.
Cosa ti fa arrabbiare?
L’indifferenza verso quello che sta affondando il mondo che amo. Il settore musicale sta attraversando un periodo pericoloso, e la maggior parte delle persone fa finta di non accorgersene. Quando i dischi non vendono, gli artisti muoiono: non è un ragionamento difficile.
Per il vostro lavoro volete essere pagati? Lo stesso vale per i musicisti. Finiamola con le stronzate.
Quando si rende disponibile un brano perché sia scaricato, non si sta “condividendo” qualcosa, si sta rubando. Quando si pensa che Spotify e simili (servizi che io per primo avevo creduto una valida soluzione) siano il nuovo modo di fruire la musica, si sta dando per buono il fatto che gli artisti non vengano pagati per quello che meritano. Nell’editoria non è diverso, nel giornalismo non è diverso.
L’avvento di Internet ha fatto credere alle persone che ogni contenuto debba essere istantaneamente disponibile, in ogni dove ed in ogni quando, senza sforzo (da parte di entrambe le parti) e senza un costo, questo perché “semplicemente” fruibile tramite un qualsiasi dispositivo in un lasso di tempo pressoché inesistente. Il fatto è che ogni contenuto richiede il lavoro di persone le cui vite non hanno nulla a che fare con la gratuità, ogni lavoro richiede tempo e sforzi, entrambe peculiarità che meritano, se valide, di essere retribuite.
Progetti per il futuro?
Accettare ogni nuova sfida. In questo momento ho un nuovo romanzo che sta nascendo e si sta sviluppando in modi che non avevo previsto, ed allo stesso tempo mi è stato proposto di scrivere un libro a quattro mani con un musicista che ha speso la sua vita sui palchi di Tina Turner, Joe Cocker, Rod Stewart, e Ray Manzarek. È un progetto che prevede un buon periodo di tempo a Nashville e che mi porterà a mescolare molto di quello che ho fatto fino ad ora con ciò che una pubblicazione di questa levatura richiede. Inoltre, all’infuori di quello che riguarda la scrittura, voglio espandere l’attività dello studio di grafica che ho aperto due anni fa, con il quale di recente mi sto concentrando sulla produzione video.
Chi è la persona più interessate che hai intervistato?
Se dovessi rispondere per istinto, sarei obbligato a dire: Eddie Van Halen, ma così facendo non sarei completamente onesto. Quell’intervista con Eddie è sicuramente uno dei momenti più alti della mia carriera, ma è anche un’intervista “come tante”, non a causa del personaggio quanto piuttosto a causa del modo in cui l’intervista si è svolta. Non tutte le interviste sono uguali, alcune hanno un fine commerciale, mentre altre semplicemente non hanno un fine e pertanto permettono una libertà diversa. Quella con Eddie Van Halen è stata un’intervista da manuale, sia per il fine commerciale della sua pubblicazione, sia per le restrizioni imposte alle domande. Ciò non toglie che l’emozione è stata molta.
Un anno fa ho avuto modo di intervistare Janet Feder, una chitarrista di Boulder (Colorado) che si è specializzata in quella che è chiamata “chitarra preparata” (ovvero l’atto di applicare alle corde della chitarra degli oggetti in modo da creare nuove sonorità in maniera completamente estranea all’effettistica digitale). Janet nel tempo è diventata un’ottima amica e la sua è sicuramente una delle interviste più interessanti che io abbia mai condotto. Fra le altre potrei menzionare Mikael Akerfeldt degli Opeth, Beth Hart, John Scofield, Steve Vai, Gavin Harrison… ma la lista potrebbe continuare troppo a lungo per esaurirla completamente.
Come scegli chi intervistare?
Ogni intervista nasce in un modo diverso, può capitare che i miei contatti stampa mi inviino del materiale da ascoltare e che io decida, in base a ciò che ho sentito, di voler intervistare un determinato musicista, allo stesso tempo però può succedere anche che sia la rivista per cui lavoro stabilmente ad indirizzarmi verso una specifica band o un artista. Non c’è una regola fissa. Quando però sono io a prendere la decisione, è fondamentale che l’album in questione mi colpisca. Prima di mettermi in contatto con il management per un’intervista ascolto sempre più volte il materiale che mi viene inviato, soprattutto durante una sessione di corsa, che è il momento in cui riesco a indirizzare un’attenzione particolare a ciò che ho in cuffia. Quando ho trovato un album che mi interessa, allora inizio a prepararmi ed a raccogliere le informazioni che ritengo necessarie. Dopo questo passaggio per stendere l’intervista non impiego molto, solitamente un’ora o poco più.

Cosa ti lascia un’intervista?
È una sensazione particolare, che riunisce timidezza, comprensione, e, in un certo senso, solitudine. Nella mezzora che solitamente mi viene concessa con gli artisti, si entra in una dimensione che ha poco a che fare con la quotidianità. Spesso i miei interlocutori sono in tour, o comunque sono lontani da casa, ed è proprio in quei momenti che molti di loro decidono di lasciar entrare me, uno sconosciuto, nella loro vita personale. È come se così facendo si sentissero meno lontani dal proprio mondo. Quando questo succede anche mezzora di tempo diventa un’eternità, e quello che un’intervista mi può lasciare diventa qualcosa di molto simile ad un’amicizia al suo principio.






per saperne di più
http://www.francescosicheri.it/


sabato 13 maggio 2017

7 opere di misericordia


Sette opere di Misericordia di Michelangelo Merisi da Caravaggio: analisi completa dell’opera


di Dario Mastromattei


· Pubblicato 7 gennaio 2016 · Aggiornato 21 febbraio 2017


Oggi ti parlerò di un importante ed elaborato quadro di Michelangelo Merisi da Caravaggio, il quale è conosciuto ai molti come Caravaggio. I lavori di questo artista hanno lasciato un’impronta importantissima nel mondo della storia dell’arte moderna.


Fortunatamente, gran parte dei dipinti di Caravaggio sono giunti integri fino a noi, dandoci la possibilità di poter studiare al meglio le caratteristiche della sua pittura. Il quadro di cui voglio parlarti oggi è intitolato Sette opere di Misericordia.


Leggendo questo articolo, apprenderai tutto quello che devi sapere a proprosito di questo dipinto di Caravaggio:


troverai, prima di tutto la storia del quadro, chi ha commissionato l’opera all’artista ed in seguito leggerai l’analisi stilistica del quadro, in modo tale da capire cosa significa misericordia per un’artista come Caravaggio e quali sono i punti fondamentali della vicenda dipinta.


analisi


“Sette opere di Misericordia” Caravaggio


Data di produzione: 1606-1607


Dimensioni: 390 x 260 cm


Dove si trova: Pio Monte della Misericordia, Napoli


Iniziamo prima di tutto dalla commissione delle 7 opere di misericordia: questo lavoro venne realizzato per l’istituto della Congregazione del Pio Monte, poiché, grazie all’intercessione di quest’ultimi (tra cui spicca il nome di Luigi Carafa-Colonna), lo stesso Caravaggio riuscì a scappare da Roma indenne, dato che era ricercato a causa di alcuni problemi che ebbe nella città.


Questo imponente lavoro di Caravaggio a Napoli, si trova precisamente a Pio Monte della Misericordia, pronto per essere ammirato dal grande pubblico; inoltre, nello stesso luogo, si può consultare il contratto che venne stipulato per la realizzazione di questo quadro (pagato 470 ducati) riguardanti le opere di misericordia spirituale.


Queste erano le informazioni preliminari del lavoro di Caravaggio Napoli; adesso passiamo all’analisi stilistica dell’opera.


Concentriamoci per un momento sul titolo dell’opera: stando al Vangelo di Matteo, sette sarebbero il numero di richieste fatte da Gesù per ottenere il perdono dei peccati ed accedere al Paradiso.


Le opere misericordia sono:


    Dar da mangiare agli affamati.
    Dar da bere agli assetati.
    Vestire gli ignudi.
    Dare rifugio ai pellegrini.
    Visitare i malati.
    Visitare i carcerati.
    Seppellire i defunti.


Nella composizione, le 7 opere di misericordia dipinte da Caravaggio, i protagonisti sono davvero molti, e seppur la scena possa sembrare in un primo momento confusa, in realtà ci sono diversi gruppi che si possono individuare.


Nella parte più alta della scena puoi notare la Vergine con il Bambino in braccio; la coppia è scortata da due angeli, appena visibili, i quali dominano dall’alto il quadro.


Nella prossima sezione dell’articolo effettuerò un’analisi Caravaggio, descrivendo i vari gruppi che popolano l’affollata composizione.


DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI E VISITARE I CARCERATI


“Dar da mangiare agli affamati”/”Visitare i carcerati” (particolare 1)


Le due richieste descritte nel titolo sono riassunte in una piccola scena visibile sul lato sinistro della tela.


L’uomo che si sta nutrendo dal seno della donna è Il protagonista è Cimone, il quale, secondo la storia, venne condannato a morire di fame all’interno del carcere.


Cimone riuscì a salvarsi però, grazie al nutrimento che gli venne fornito dal seno della figlia Pero (un’azione che incarna perfettamente il“dar da mangiare agli affamati” e “visitare i carcerati”); al termine della storia, Cimone venne liberato.


In questo particolare del quadro si può già intravedere la misericordia significato, ed inoltre si può notare l’eccezionale abilità pittorica di Caravaggio: guarda com’è riuscito a rendere realistica l’azione dipingendo il latte che sgocciola sulla barba di Cimone.


DAR DA BERE AGLI ASSETATI


“Dar da bere agli assetati” (particolare 2)


La seconda richiesta di Gesù, rappresentata sapientemente in questo lavoro (che costituisce uno delle più importanti opere di Caravaggio) è rappresentata da un uomo dalla pelle scura e poco illuminato, il quale si trova in secondo piano sulla sinistra della scena.


Dai pochi dettagli che emergono, si potrebbe identificare l’uomo con Sansone, ritratto nel momento in cui sta bevendo acqua da una mascella d’asino: questo particolare è stato estratto dall’aneddoto secondo cui, Sansone riuscì a sopravvivere nel deserto grazie al Signore, il quale fece sgorgare acqua dal nulla.



VESTIRE GLI IGNUDI E VISITARE GLI INFERMI


“Vestire gli ignudi”/”Visitare gli infermi” (particolare 3)


Queste due azioni sono racchiuse nella stessa scena, rappresentate dal piccolo gruppo di individui sulla sinistra della tela.


Facendo attenzione, puoi notare un cavaliere che sta donando un mantello ad un povero uomo ritratto di spalle (tale azione rappresenta “vestire gli ignudi”).


Per quanto riguarda la seconda opera di misericordia, si può far riferimento sempre alla stessa scena, dove il cavaliere è si avvicina all’uomo storpio sulla sinistra.


Cercando sulle fonti un cavaliere che abbia compiuto delle imprese del genere, questo è stato identificato con San Martino di Tours.



DARE RIFUGIO AI PELLEGRINI


“Dare rifugio ai pellegrini” (particolare 4)


La sesta azione di misericordia, la puoi individuare nel gruppo che si trova sulla parte più a sinistra di tutta la scena: qui si trovano due persone accanto al cavaliere San Martino di Tours.


Guardando con attenzione, proprio alla sinistra di Sansone, puoi scorgere un uomo intento a dialogare con un altro (che indossa un vistoso cappello), mentre indica un punto fuori dalla scena.


Accanto all’uomo con il cappello si intravede il profilo di un ulteriore inviduo che suggerisce di seguirlo: l’uomo con il copricapo probabilmente rappresenta un pellegrino.


A rendere più certa questa identificazione è la preziosa presenza della conchiglia sul cappello, il quale era un simbolo del pellegrinaggio a Santiago de Campostela.


SEPPELLIRE I MORTI


“Seppellire i morti” (particolare 5)


L’ultima opera di misericordia si trova sul lato destro della composizione accanto a Pero, la figlia di Cimone, dove si possono scorgere i piedi di un defunto.


Poco più a sinistra dei piedi si vede un uomo pronto a sollevare il cadavere per trasportarlo, mentre un altro lo accompagna con la fiaccola, che tra l’altro, funge da fonte di illuminazione per l’intera scena.


sabato 6 maggio 2017

Saviano, le ong (e il Moas)

Ma davvero sapere che ci siano indagini su una ONG è una notizia che vi rende felici?
Andiamo con ordine: nel rapporto Frontex non si parla di taxi (prima inesattezza... voglio essere gentile) e non c'entrano i servizi segreti né italiani né stranieri (seconda inesattezza, altra gentilezza), ma la possibilità di effettuare intercettazioni ad ampio raggio, questo chiede la magistratura per poter eventualmente approfondire delle intuizioni. Da un lato tutto questo.
Dall'altro c'è un elettorato incazzato (posso capirlo), indeciso tra M5S, Lega e aggiungerei anche PD, per convincere il quale si fa a gara a chi si butta più a destra.
Perché a destra? Vi starete chiedendo. Perché è più facile togliere diritti che darne (non vi ingannate, poter usare un'arma non è un diritto conquistato), è più facile vivere di protezionismo che scommettere sull'abbattimento dei confini e sull'integrazione. Solo che la prima strada fallisce sempre e la seconda, dove applicata, seppure con tante difficoltà, ha portato progresso, giustizia sociale e benessere.
Dalle ONG che offrono un servizio di taxi ai migranti per arrivare alla possibilità di sparare a chi ti entra in casa.
Una situazione di competizione preelettorale che sta tirando fuori il peggio dalla politica e dalle persone: oggi alla notizia della ong indagata a Trapani ho letto commenti esultanti. Ma fate sul serio? Ma davvero è una notizia che vi rende felici? Sapere che una ong sia indagata (non formalmente accusata né tantomeno condannata, ma questo è un dettaglio) è per voi una vittoria? E cosa avete vinto? Immagino risponderete chiarezza, trasparenza, giustizia.
E senza un processo parlate di giustizia? Abbiate l'intelligenza di aspettare il processo e non per esultare, come stupidamente state facendo ora, ma per capire come sia possibile che salvare le vite in mare meriti una condanna.

P.s. A dicembre 2015 ho raccontato come è nato il Moas, i cui rappresentanti oggi sono stati auditi presso il Parlamento italiano, mentre l'equipaggio della Phoenix conduceva operazioni di soccorso nel Mediterraneo.
Le ONG, per essere chiari, sono ambulanze del mare e non taxi del mare.

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