domenica 21 maggio 2017

Chi è Francesco Sicheri?

Tornano le interviste di Un uomo qualunque!!
Abbiamo intervistato un intervistatore (un intervistatore vero!!) che ha intervistato un sacco di musicisti importanti! (tra cui il povero Chris Cornell).
Quindi vale la pena di leggere quello che ci ha raccontato...

Anni?
29
Luogo di nascita?
Riva del Garda
Che scuole hai fatto?
Ho frequentato il liceo a Riva del Garda, facendolo decisamente male, e finendolo a Roma, dove mi sono trasferito in pianta stabile. A questo sono seguiti cinque anni di Università con due tesi: dedicata all’opera di Verdi e Donizetti la prima, ed al settore musicale e alla ricezione del prodotto musicale la seconda.
Dove vivi?
In questo momento a Orte, vicino Roma, dove mi sono trasferito per vivere con la mia fidanzata.
Stai facendo il lavoro che hai sempre sognato?
Forse. Quando ero piccolo, alle elementari, ho scritto un tema fingendo di essere un giornalista sportivo. Quando sono cresciuto poi ho deciso che avrei fatto il musicista, ma alcuni eventi non troppo felici hanno bloccato la riuscita del mio progetto proprio quando un contratto discografico era pronto sul tavolo. Un giorno, dopo aver sofferto a sufficienza, ho deciso di abbandonare quella pista perché strettamente legata alla morte di un amico troppo importante. Parallelamente non ho mai smesso di scrivere, ho iniziato quando ero piccolo, senza alcuna direzione e senza prospettive, ed ho continuato a farlo anche quando sembrava inutile. Nel momento in cui la vita mi ha obbligato a decidere dove dirigere i miei sforzi sapevo soltanto che la musica avrebbe dovuto far parte del mio futuro. Avevo già la scrittura a mia disposizione, così non ho fatto altro che unire le due cose. Oggi mi occupo di musica e vivo in un mondo che mi è sempre sembrato essere quello più adatto a me. Se non è il lavoro che ho sempre sognato è sicuramente una sua nuova versione.
Cosa ti dà più piacere quando sei al lavoro?
Anzitutto il fatto di poter lavorare in continuo contatto con persone di paesi diversi. Avere a che fare con colleghi provenienti da tutto il mondo è qualcosa che mi stimola costantemente, perché ho la possibilità di conoscere modi diversi di lavorare, e modi diversi di approcciarsi alla musica. L’altra grande fortuna del mio lavoro è quella di poter arrivare a parlare con persone che hanno costruito e fatto la fortuna di questo settore, spesso persone delle quali avevo il poster appeso in camera quando avevo 15 anni. Sono consapevole del fatto che molti darebbero qualsiasi cosa per essere nella mia posizione, per incontrare i propri idoli, e per poter fare loro qualche domanda. Questo è il motivo per cui cerco sempre di dare il meglio, ed è anche la ragione per la quale tutti i giorni, attraversando le difficoltà che ognuno di noi affronta, cerco sempre di concentrarmi sul tirar fuori tutto ciò che di buono posso dal mio lavoro.
Cosa ti fa arrabbiare?
L’indifferenza verso quello che sta affondando il mondo che amo. Il settore musicale sta attraversando un periodo pericoloso, e la maggior parte delle persone fa finta di non accorgersene. Quando i dischi non vendono, gli artisti muoiono: non è un ragionamento difficile.
Per il vostro lavoro volete essere pagati? Lo stesso vale per i musicisti. Finiamola con le stronzate.
Quando si rende disponibile un brano perché sia scaricato, non si sta “condividendo” qualcosa, si sta rubando. Quando si pensa che Spotify e simili (servizi che io per primo avevo creduto una valida soluzione) siano il nuovo modo di fruire la musica, si sta dando per buono il fatto che gli artisti non vengano pagati per quello che meritano. Nell’editoria non è diverso, nel giornalismo non è diverso.
L’avvento di Internet ha fatto credere alle persone che ogni contenuto debba essere istantaneamente disponibile, in ogni dove ed in ogni quando, senza sforzo (da parte di entrambe le parti) e senza un costo, questo perché “semplicemente” fruibile tramite un qualsiasi dispositivo in un lasso di tempo pressoché inesistente. Il fatto è che ogni contenuto richiede il lavoro di persone le cui vite non hanno nulla a che fare con la gratuità, ogni lavoro richiede tempo e sforzi, entrambe peculiarità che meritano, se valide, di essere retribuite.
Progetti per il futuro?
Accettare ogni nuova sfida. In questo momento ho un nuovo romanzo che sta nascendo e si sta sviluppando in modi che non avevo previsto, ed allo stesso tempo mi è stato proposto di scrivere un libro a quattro mani con un musicista che ha speso la sua vita sui palchi di Tina Turner, Joe Cocker, Rod Stewart, e Ray Manzarek. È un progetto che prevede un buon periodo di tempo a Nashville e che mi porterà a mescolare molto di quello che ho fatto fino ad ora con ciò che una pubblicazione di questa levatura richiede. Inoltre, all’infuori di quello che riguarda la scrittura, voglio espandere l’attività dello studio di grafica che ho aperto due anni fa, con il quale di recente mi sto concentrando sulla produzione video.
Chi è la persona più interessate che hai intervistato?
Se dovessi rispondere per istinto, sarei obbligato a dire: Eddie Van Halen, ma così facendo non sarei completamente onesto. Quell’intervista con Eddie è sicuramente uno dei momenti più alti della mia carriera, ma è anche un’intervista “come tante”, non a causa del personaggio quanto piuttosto a causa del modo in cui l’intervista si è svolta. Non tutte le interviste sono uguali, alcune hanno un fine commerciale, mentre altre semplicemente non hanno un fine e pertanto permettono una libertà diversa. Quella con Eddie Van Halen è stata un’intervista da manuale, sia per il fine commerciale della sua pubblicazione, sia per le restrizioni imposte alle domande. Ciò non toglie che l’emozione è stata molta.
Un anno fa ho avuto modo di intervistare Janet Feder, una chitarrista di Boulder (Colorado) che si è specializzata in quella che è chiamata “chitarra preparata” (ovvero l’atto di applicare alle corde della chitarra degli oggetti in modo da creare nuove sonorità in maniera completamente estranea all’effettistica digitale). Janet nel tempo è diventata un’ottima amica e la sua è sicuramente una delle interviste più interessanti che io abbia mai condotto. Fra le altre potrei menzionare Mikael Akerfeldt degli Opeth, Beth Hart, John Scofield, Steve Vai, Gavin Harrison… ma la lista potrebbe continuare troppo a lungo per esaurirla completamente.
Come scegli chi intervistare?
Ogni intervista nasce in un modo diverso, può capitare che i miei contatti stampa mi inviino del materiale da ascoltare e che io decida, in base a ciò che ho sentito, di voler intervistare un determinato musicista, allo stesso tempo però può succedere anche che sia la rivista per cui lavoro stabilmente ad indirizzarmi verso una specifica band o un artista. Non c’è una regola fissa. Quando però sono io a prendere la decisione, è fondamentale che l’album in questione mi colpisca. Prima di mettermi in contatto con il management per un’intervista ascolto sempre più volte il materiale che mi viene inviato, soprattutto durante una sessione di corsa, che è il momento in cui riesco a indirizzare un’attenzione particolare a ciò che ho in cuffia. Quando ho trovato un album che mi interessa, allora inizio a prepararmi ed a raccogliere le informazioni che ritengo necessarie. Dopo questo passaggio per stendere l’intervista non impiego molto, solitamente un’ora o poco più.

Cosa ti lascia un’intervista?
È una sensazione particolare, che riunisce timidezza, comprensione, e, in un certo senso, solitudine. Nella mezzora che solitamente mi viene concessa con gli artisti, si entra in una dimensione che ha poco a che fare con la quotidianità. Spesso i miei interlocutori sono in tour, o comunque sono lontani da casa, ed è proprio in quei momenti che molti di loro decidono di lasciar entrare me, uno sconosciuto, nella loro vita personale. È come se così facendo si sentissero meno lontani dal proprio mondo. Quando questo succede anche mezzora di tempo diventa un’eternità, e quello che un’intervista mi può lasciare diventa qualcosa di molto simile ad un’amicizia al suo principio.






per saperne di più
http://www.francescosicheri.it/


sabato 13 maggio 2017

7 opere di misericordia


Sette opere di Misericordia di Michelangelo Merisi da Caravaggio: analisi completa dell’opera


di Dario Mastromattei


· Pubblicato 7 gennaio 2016 · Aggiornato 21 febbraio 2017


Oggi ti parlerò di un importante ed elaborato quadro di Michelangelo Merisi da Caravaggio, il quale è conosciuto ai molti come Caravaggio. I lavori di questo artista hanno lasciato un’impronta importantissima nel mondo della storia dell’arte moderna.


Fortunatamente, gran parte dei dipinti di Caravaggio sono giunti integri fino a noi, dandoci la possibilità di poter studiare al meglio le caratteristiche della sua pittura. Il quadro di cui voglio parlarti oggi è intitolato Sette opere di Misericordia.


Leggendo questo articolo, apprenderai tutto quello che devi sapere a proprosito di questo dipinto di Caravaggio:


troverai, prima di tutto la storia del quadro, chi ha commissionato l’opera all’artista ed in seguito leggerai l’analisi stilistica del quadro, in modo tale da capire cosa significa misericordia per un’artista come Caravaggio e quali sono i punti fondamentali della vicenda dipinta.


analisi


“Sette opere di Misericordia” Caravaggio


Data di produzione: 1606-1607


Dimensioni: 390 x 260 cm


Dove si trova: Pio Monte della Misericordia, Napoli


Iniziamo prima di tutto dalla commissione delle 7 opere di misericordia: questo lavoro venne realizzato per l’istituto della Congregazione del Pio Monte, poiché, grazie all’intercessione di quest’ultimi (tra cui spicca il nome di Luigi Carafa-Colonna), lo stesso Caravaggio riuscì a scappare da Roma indenne, dato che era ricercato a causa di alcuni problemi che ebbe nella città.


Questo imponente lavoro di Caravaggio a Napoli, si trova precisamente a Pio Monte della Misericordia, pronto per essere ammirato dal grande pubblico; inoltre, nello stesso luogo, si può consultare il contratto che venne stipulato per la realizzazione di questo quadro (pagato 470 ducati) riguardanti le opere di misericordia spirituale.


Queste erano le informazioni preliminari del lavoro di Caravaggio Napoli; adesso passiamo all’analisi stilistica dell’opera.


Concentriamoci per un momento sul titolo dell’opera: stando al Vangelo di Matteo, sette sarebbero il numero di richieste fatte da Gesù per ottenere il perdono dei peccati ed accedere al Paradiso.


Le opere misericordia sono:


    Dar da mangiare agli affamati.
    Dar da bere agli assetati.
    Vestire gli ignudi.
    Dare rifugio ai pellegrini.
    Visitare i malati.
    Visitare i carcerati.
    Seppellire i defunti.


Nella composizione, le 7 opere di misericordia dipinte da Caravaggio, i protagonisti sono davvero molti, e seppur la scena possa sembrare in un primo momento confusa, in realtà ci sono diversi gruppi che si possono individuare.


Nella parte più alta della scena puoi notare la Vergine con il Bambino in braccio; la coppia è scortata da due angeli, appena visibili, i quali dominano dall’alto il quadro.


Nella prossima sezione dell’articolo effettuerò un’analisi Caravaggio, descrivendo i vari gruppi che popolano l’affollata composizione.


DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI E VISITARE I CARCERATI


“Dar da mangiare agli affamati”/”Visitare i carcerati” (particolare 1)


Le due richieste descritte nel titolo sono riassunte in una piccola scena visibile sul lato sinistro della tela.


L’uomo che si sta nutrendo dal seno della donna è Il protagonista è Cimone, il quale, secondo la storia, venne condannato a morire di fame all’interno del carcere.


Cimone riuscì a salvarsi però, grazie al nutrimento che gli venne fornito dal seno della figlia Pero (un’azione che incarna perfettamente il“dar da mangiare agli affamati” e “visitare i carcerati”); al termine della storia, Cimone venne liberato.


In questo particolare del quadro si può già intravedere la misericordia significato, ed inoltre si può notare l’eccezionale abilità pittorica di Caravaggio: guarda com’è riuscito a rendere realistica l’azione dipingendo il latte che sgocciola sulla barba di Cimone.


DAR DA BERE AGLI ASSETATI


“Dar da bere agli assetati” (particolare 2)


La seconda richiesta di Gesù, rappresentata sapientemente in questo lavoro (che costituisce uno delle più importanti opere di Caravaggio) è rappresentata da un uomo dalla pelle scura e poco illuminato, il quale si trova in secondo piano sulla sinistra della scena.


Dai pochi dettagli che emergono, si potrebbe identificare l’uomo con Sansone, ritratto nel momento in cui sta bevendo acqua da una mascella d’asino: questo particolare è stato estratto dall’aneddoto secondo cui, Sansone riuscì a sopravvivere nel deserto grazie al Signore, il quale fece sgorgare acqua dal nulla.



VESTIRE GLI IGNUDI E VISITARE GLI INFERMI


“Vestire gli ignudi”/”Visitare gli infermi” (particolare 3)


Queste due azioni sono racchiuse nella stessa scena, rappresentate dal piccolo gruppo di individui sulla sinistra della tela.


Facendo attenzione, puoi notare un cavaliere che sta donando un mantello ad un povero uomo ritratto di spalle (tale azione rappresenta “vestire gli ignudi”).


Per quanto riguarda la seconda opera di misericordia, si può far riferimento sempre alla stessa scena, dove il cavaliere è si avvicina all’uomo storpio sulla sinistra.


Cercando sulle fonti un cavaliere che abbia compiuto delle imprese del genere, questo è stato identificato con San Martino di Tours.



DARE RIFUGIO AI PELLEGRINI


“Dare rifugio ai pellegrini” (particolare 4)


La sesta azione di misericordia, la puoi individuare nel gruppo che si trova sulla parte più a sinistra di tutta la scena: qui si trovano due persone accanto al cavaliere San Martino di Tours.


Guardando con attenzione, proprio alla sinistra di Sansone, puoi scorgere un uomo intento a dialogare con un altro (che indossa un vistoso cappello), mentre indica un punto fuori dalla scena.


Accanto all’uomo con il cappello si intravede il profilo di un ulteriore inviduo che suggerisce di seguirlo: l’uomo con il copricapo probabilmente rappresenta un pellegrino.


A rendere più certa questa identificazione è la preziosa presenza della conchiglia sul cappello, il quale era un simbolo del pellegrinaggio a Santiago de Campostela.


SEPPELLIRE I MORTI


“Seppellire i morti” (particolare 5)


L’ultima opera di misericordia si trova sul lato destro della composizione accanto a Pero, la figlia di Cimone, dove si possono scorgere i piedi di un defunto.


Poco più a sinistra dei piedi si vede un uomo pronto a sollevare il cadavere per trasportarlo, mentre un altro lo accompagna con la fiaccola, che tra l’altro, funge da fonte di illuminazione per l’intera scena.


sabato 6 maggio 2017

Saviano, le ong (e il Moas)

Ma davvero sapere che ci siano indagini su una ONG è una notizia che vi rende felici?
Andiamo con ordine: nel rapporto Frontex non si parla di taxi (prima inesattezza... voglio essere gentile) e non c'entrano i servizi segreti né italiani né stranieri (seconda inesattezza, altra gentilezza), ma la possibilità di effettuare intercettazioni ad ampio raggio, questo chiede la magistratura per poter eventualmente approfondire delle intuizioni. Da un lato tutto questo.
Dall'altro c'è un elettorato incazzato (posso capirlo), indeciso tra M5S, Lega e aggiungerei anche PD, per convincere il quale si fa a gara a chi si butta più a destra.
Perché a destra? Vi starete chiedendo. Perché è più facile togliere diritti che darne (non vi ingannate, poter usare un'arma non è un diritto conquistato), è più facile vivere di protezionismo che scommettere sull'abbattimento dei confini e sull'integrazione. Solo che la prima strada fallisce sempre e la seconda, dove applicata, seppure con tante difficoltà, ha portato progresso, giustizia sociale e benessere.
Dalle ONG che offrono un servizio di taxi ai migranti per arrivare alla possibilità di sparare a chi ti entra in casa.
Una situazione di competizione preelettorale che sta tirando fuori il peggio dalla politica e dalle persone: oggi alla notizia della ong indagata a Trapani ho letto commenti esultanti. Ma fate sul serio? Ma davvero è una notizia che vi rende felici? Sapere che una ong sia indagata (non formalmente accusata né tantomeno condannata, ma questo è un dettaglio) è per voi una vittoria? E cosa avete vinto? Immagino risponderete chiarezza, trasparenza, giustizia.
E senza un processo parlate di giustizia? Abbiate l'intelligenza di aspettare il processo e non per esultare, come stupidamente state facendo ora, ma per capire come sia possibile che salvare le vite in mare meriti una condanna.

P.s. A dicembre 2015 ho raccontato come è nato il Moas, i cui rappresentanti oggi sono stati auditi presso il Parlamento italiano, mentre l'equipaggio della Phoenix conduceva operazioni di soccorso nel Mediterraneo.
Le ONG, per essere chiari, sono ambulanze del mare e non taxi del mare.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10154597699906864&id=17858286863

martedì 2 maggio 2017

Giusto per ricordare cos'è MSF


I migranti e le ong

Da qualche giorno si parla del ruolo delle ONG che nel mediterraneo, secondo alcuni illustri politici nostrani, stanno favorendo l'immigrazione clandestina..
facciamo però qualche passo indietro al 2011, più precisamente alla primavera del 2011, chiamata primavera araba (https://it.wikipedia.org/wiki/Primavera_araba).

Dopo quella primavera è nata la guerra civile siriana, la guerra civile libica, e l'ultima dittatura egiziana. ( e molto altro) (https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_in_Libiahttps://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_siriana)
Gli anni successivi hanno visto un aumento enorme delle persone che fuggivano dalla Siria.. 
le rotte dei migranti dall'africa all'europa





.. e le persone che da decenni erano in fuga dall'Africa, dopo la caduta di Gheddafi, hanno ricominciato a poter attraversare il mediterraneo.






E cosa ha fatto l'Europa di fronte a questo?














Ha costruito muri
















Ma è difficile costruire muri in mare.. e per questo motivo la rotta del mediterraneo centrale è la più difficile da gestire..


dopo i morti del 2013 Letta aveva chiesto e ottenuto la missione Mare Nostrum https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Mare_nostrum (con il buon salvini sempre contrario http://www.ilgiornale.it/news/interni/sbarchi-salvini-sospendere-loperazione-mare-nostrum-1012670.html)

dopo che il buon salvini ha ottenuto ciò che voleva è stata chiusa mare nostrum e istituita Triton (https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Triton) che però, avendo un bilancio pari a 1/3 di mare nostrum non era sufficiente a evitare nuove tragedie..

è qui che entrano in gioco le ONG tipo medici senza frontiere che sono attive nel mediterraneo da circa 3 anni (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/le-operazioni-msf-di-soccorso-mare)


























questo triste grafico dovrebbe essere sufficiente a far tacere Salvini e Di Maio.. ma purtroppo è ovvio che non andranno mai ad approfondire i dettagli della politica internazionale..

http://openmigration.org/analisi/i-morti-in-mare-nel-2016-mai-cosi-tanti-nel-mediterraneo/



qui sotto un riassunto di quello che è successo negli ultimi giorni fatto dal post

da http://www.ilpost.it/2017/04/27/taxi-migranti-ong/

Nelle ultime settimane alcune organizzazioni non governative che operano servizi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale sono state accusate di essere dei “taxi per i migranti”: in maniera più o meno inconsapevole, queste organizzazioni benefiche aiuterebbero scafisti e trafficanti di esseri umani a trasportare migliaia di migranti in Italia. La questione è nata dopo che Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere europee, ha accusato alcune ong di aver indirettamente aiutato gli scafisti. Le accuse sono state riprese da numerosi giornali e politici di centrodestra e questa settimana ne ha parlato anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle, il primo a usare l’espressione “taxi per migranti”. A Di Maio ha risposto Roberto Saviano con un articolo su Repubblica e giovedì sulla questione si è espresso anche il procuratore di Catania, che da tempo sta indagando sui finanziatori delle ong e alla trasmissione Agorà ha confessato una serie di sospetti piuttosto originali, diciamo.
Quali sono le accuse?
Tutta la questione nasce alla fine del 2016, quando il Financial Times pubblicò alcuni stralci di un rapporto di Frontex in cui veniva segnalato il comportamento di alcune ong non specificate. In particolare venivano citati tre episodi, senza date, nomi o altri dettagli. In un caso, scriveva Frontex, alcuni migranti avevano ricevuto indicazioni al momento della partenza dalle coste libiche su dove avrebbero potuto trovare una nave delle ong. Nel secondo, Frontex dice di aver ricevuto informazioni su un caso di trasbordo diretto di migranti da un’imbarcazione di trafficanti a una nave delle ong. Nel terzo si parla di alcuni migranti che sarebbero stati avvertiti dal personale di una ong di non collaborare con la guardia costiera italiana o con gli uomini di Frontex.
Tre mesi dopo l’articolo del Financial Times, il capo di Frontex, Fabrice Leggeri, ha dato un’intervista a Die Welt in cui è stato molto critico nei confronti delle ong, ma senza ripetere nessuna delle tre specifiche accuse pubblicate dal Financial Times. Leggeri sostiene che le ong che operano a largo della costa libica costituiscono un incentivo indiretto ai trafficanti, che li spinge a utilizzare barconi in condizioni sempre peggiori e tentare la traversata anche con il brutto tempo, nella certezza che le ong arriveranno in loro soccorso. Inoltre, Leggeri accusa le ong di non collaborare a sufficienza con Frontex. Queste accuse, più indirette di quelle contenute nel rapporto per uso interno pubblicato dal Financial Times, sono state espresse anche nel rapporto ufficiale di Frontex, pubblicato negli stessi giorni.
In particolare, nel rapporto di febbraio Frontex sostiene che l’attività delle ong a ridosso della costa libica produce «conseguenze non volute». Secondo Frontex le benintenzionate operazioni sotto costa delle ong rischiano di «attrarre i trafficanti» che organizzano viaggi con imbarcazioni stracariche e pericolanti, con lo scopo di farsi avvistare dalle imbarcazioni di soccorso. Frontex conclude il capitolo precisando che «tutte le parti coinvolte nelle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo centrale contribuiscono senza volerlo ad aiutare i criminali a raggiungere i loro obiettivi». Tutte le parti significa le ong ma anche la Guardia costiera italiana, Frontex e le altre navi militari impegnate in operazioni di pattuglia, per le stesse ragioni.
Perché se ne parla ora?
Nel rapporto, Frontex spiega che le modalità di soccorso dei migranti sono cambiate molto nel corso del 2016. Fino a maggio 2016 gran parte delle operazioni di salvataggio iniziava in seguito a richieste di soccorso che provenivano dagli stessi barconi di migranti, i quali si mettevano in comunicazione con il centro di soccorso di Roma e chiedevano aiuto, spesso mentre si trovavano già in alto mare. In queste circostanze, le imbarcazioni delle ong prestavano assistenza in circa il 5 per cento degli incidenti. A partire dall’estate le chiamate sono diminuite molto e una grossa fetta delle operazioni ha iniziato a essere svolta da imbarcazioni di ong che operano a ridosso delle acque territoriali libiche. Nella seconda parte del 2016, secondo Frontex, le ong hanno partecipato al 40 per cento dei salvataggi.
Nel 2016 14 imbarcazioni gestite da ong hanno svolto operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Alcune di queste organizzazioni sono molto famose, come Medici Senza Frontiere; altre invece sono utilizzate da piccole ong, alcune nate nel corso del 2016. Queste ong, che hanno sede in paesi come Francia e Germania, si finanziano come tutte le altre, cioè tramite donazioni di benefattori (importante: non vengono pagate per ogni migrante che trasportano in Italia, come è stato sostenuto da alcuni siti noti per diffondere notizie false).
Secondo le ong, il loro intervento si deve in parte al fatto che le navi di soccorso militare si sono ritirate dal Mediterraneo centrale e oggi operano principalmente a ridosso delle acque territoriali italiane (sono le navi che fanno parte dell’operazione Triton, a cui sovrintende Frontex). Non sempre, quindi, è possibile rispondere rapidamente alle chiamate di soccorso e spesso le navi cargo – poco adatte ai salvataggi – devono essere inviate sul posto per cercare di recuperare i migranti. Fino al 2014, quanto terminò l’operazione Mare Nostrum iniziata nel 2013, erano invece le navi della Marina militare italiana a pattugliare il Mediterraneo centrale, arrivando spesso molto lontano dalle coste italiane. Le ong sostengono che operando a ridosso dalle coste libiche è molto più facile intervenire rapidamente per cercare di salvare i migranti.
Cos’è la storia dei “taxi”?
Gli stralci del rapporto interno pubblicato da Frontex, quello che ipotizzava possibili complicità tra trafficanti e ONG (accuse, come abbiamo visto, non più riprese successivamente), hanno portato giornalisti e politici, soprattutto di centrodestra e di estrema destra, a trarre conclusioni personali sull’operato delle varie ong coinvolte nelle operazioni di soccorso.
 È quello che ha fatto ad esempio uno studente di Comunicazione in un video che ha oltre due milioni di visualizzazioni su Facebook. Dopo aver riassunto alcuni punti del rapporto Frontex e aver mostrato su una cartina come le ong operino a ridosso delle coste libiche, lo studente fornisce la sua spiegazione al fenomeno, sostenendo che le ong aiutino migranti e trafficanti per fare affari; lo studente rimanda quindi alla lettura di un libro del giornalista Mario Giordano.
Numerosi politici di centrodestra hanno ripetuto accuse simili. Una delle più dure ed esplicite è arrivata questa settimana da Luigi Di Maio, importante dirigente del Movimento 5 Stelle, che ha detto: «Le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali». Di Maio è stato anche uno dei primi a definire le ong dei “taxi” per i migranti. In realtà, come abbiamo visto, l’unico elemento su cui basare questa presunta complicità tra ONG e trafficanti arriva dai rapporti di Frontex per uso interno, privi di data e altri riscontri (nulla toglie che potrebbero emergere nuove prove in futuro, ma al momento nessuno ha ancora prodotto elementi più concreti). Nei suoi rapporti Frontex ha criticato le ong per le conseguenze non intenzionali della loro azioni, e per una generica mancanza di collaborazione con le forze di Frontex (critiche a cui diversi responsabili di ong hanno risposto molto duramente). A Di Maio ha risposto questa settimana anche lo scrittore Roberto Saviano.
Cosa c’entrano i tribunali italiani?
Secondo la Stampa, sulla questione “taxi per migranti” stanno indagando tre diverse procure: Palermo, Trapani e Catania. Quest’ultima sembra la più attiva. Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha dato diverse interviste a stampa e televisione. La sua indagine, ha spiegato, per il momento è solo “conoscitiva”: non ci sono indagati né ipotesi di reato. Il suo sospetto principale, ha raccontato, è che alcune di queste ong siano state finanziate in maniera illecita poiché, sostiene, hanno equipaggiamenti e veicoli troppo costosi e che, a suo dire, non si potrebbero permettere.
In un’intervista alla trasmissione Agorà il procuratore ha spiegato meglio i suoi sospetti e ha lasciato intendere che, a suo avviso, l’intera questione potrebbe nascondere un complotto molto più grande e surreale: «A mio avviso alcune ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi. Se l’informazione è corretta, questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione».
L’intervista al procuratore ha suscitato le reazioni di diversi esponenti del governo, come il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha detto: «La Procura di Catania parli attraverso le indagini e gli atti. Ricostruire la storia delle ong come la storia di collusi con i trafficanti è una menzogna». Oggi, il procuratore Zuccaro ha confermato le sue accuse in un’intervista a Repubblica
Zuccaro dice di essere certo che alcune piccole ONG facciano affari con gli scafisti, ma di non avere prove che si possano usare in tribunale. Ad esempio dice di aver ascoltato una misteriosa intercettazione in arabo in cui alcuni scafisti si accordavano con il capitano di un’imbarcazione di una ONG per raccogliere alcuni migranti. Quando sia stata fatta questa intercettazione e da chi, non è chiaro e non è chiaro se i giornalisti di Repubblica che hanno intervistato il procuratore abbiano avuto modo di verificarne l’esistenza.